fuori dalla classe. Questo la faceva infuriare. Il problema non stava nel fatto che fosse di un’altra religione ma nella decisione di allevarlo in modo ateo così che, da grande, potesse scegliere se e quale religione seguire. Ma se deve scegliere in modo coerente – gli obiettò il titolare della rubrica - deve conoscere almeno a grandi linee. No – rispose – perché poi gli fanno il lavaggio del cervello e non può più tornare indietro. Lui deve imparare a credere nella scienza, nell’uomo ed essere il creatore di se stesso libero da tabù e regole morali.

Quelle parole mi fecero riflettere: anche l’ateismo è una religione!

Ma andiamo con ordine.

- La scienza non ha dimostrato né confutato l’esistenza di Dio per cui anche il sogno positivista di ridurre Dio ad una formula matematica è svanito.

- Credere nella scienza e nella ragione è comunque credere in qualcosa di astratto per cui passiamo dal credere in Dio a credere in certezze assolute con la fondazione di una religione scientifica i cui cardini basilari, come Big Bang o evoluzione, non possono essere dimostrati o riprodotti perché la sintesi di tutti i dati non si appoggia né ad esperimenti né a modelli matematici. 

- Spostare il centro da Dio all’uomo non significa che Dio non esista ma semplicemente che scegliamo di guardare da un’altra parte: è come quando, facendo una fotografia, scegliamo di mettere a fuoco un dettaglio e sfuocare lo sfondo. Esso resta lì (anche se noi lo vediamo male) e ci permette di esaltare quel dettaglio proprio sfuocandosi. 

- Si pensa sempre che sia solo la religione a fare il lavaggio del cervello ma nessuno pensa mai per un attimo che anche la scienza possa farlo: lo ha fatto in passato e continuerà in futuro perché basata su schemi interpretativi fortemente influenzati dal consenso culturale.

- L’uomo ha bisogno di punti fermi e di cardini nella sua vita. L’idea di libertà assoluta è un’utopia immaginaria non realizzabile. Diventa anarchia. Non sapere cosa è giusto e cosa no crea un senso di disorientamento e confusione per cui ci si limita a vivere senza operare scelte decisive.

Se l’uomo è un essere sociale come si può pensare che sappia “naturalmente” quello che è meglio per lui, e che lo sappia soprattutto oggi, in una società che ne fa il bersaglio di pratiche e comunicazioni di pubblicità e di marketing con una violenza e una forza di penetrazione senza precedenti? In nome della libertà si criticano le regole morali ma non si vede, in questa critica, che la nostra esistenza è già “regolata” dal Mercato (il più potente e pervasivo educatore di sempre) e che tale normazione avviene in silenzio, senza rispetto, senza motivazioni e senza possibilità reale di critica.

Nella mia vita ho conosciuto persone che si definiscono “atee” per svariati motivi. C’è chi non accetta che ci possa essere qualcuno che ha voluto la  Terra e la vita così come è ma preferisce pensare che ci sia stato un “Caso organizzato” che a forza di tentativi abbia prodotto questo risultato.

C’è chi non crede che affidarsi a Dio possa cambiare veramente le cose ma preferisce affidarsi a talismani, portafortuna, pratiche scaramantiche ecc. 

C’è poi chi rifiuta di accettare l’amore di Dio perché vuole essere libero di scegliere cosa fare, in base ai gusti del momento, e si trova sottomesso al potere, al lavoro, al denaro. C’è ancora chi non crede in un’altra vita perché “nessuno è tornato indietro a raccontarcelo”. Ed infine ci sono coloro che si definiscono atei non tanto perché non credono ma piuttosto perché odiano tutto quello che la religione rappresenta: obblighi, caste, rituali e chi più ne ha più ne metta… Sarebbe come se io rinunciassi a sposarmi perché mio padre non è stato un buon marito! Per esemplificare quanto detto sopra, ho elaborato una piccola tabella di confronto:

 

Credenti                                  “Non” credenti

- Dio - Creazione                    - Scienza - Big Bang

- Preghiera                             - Fortuna, amuleti,

                                                  malocchio...

- Peccato e caduta                 - Evoluzione

- Leggi divine                         - Leggi umane

- Vita eterna                           - Fine di tutto

 

L’atteggiamento di non credere talvolta è un’illusione che nasconde un bisogno di credere in qualcosa di “meglio”. Vogliamo parlarne?

Alessia M.