Nel pieno clamore suscitato dallo scambio di embrioni accaduto all’ospedale S. Pertini di Roma la gente comune e la stampa si chiedono la cosa più urgente: di chi sono i figli? Perfino il Codacons si sarebbe pronunciato sull’argomento con un esposto, come se si trattasse di un reclamo in garanzia su un prodotto di consumo.

Ma è tutta qui la questione?

Per ovviare alla gravidanza “FUORI LEGGE” la corte costituzionale ha ovviato in fretta e furia al problema con uno stratagemma ingenuo: ha dichiarato INCOSTITUZIONALE la legge che fino a ieri regolava la fecondazione assistita!

Un domani potrebbe abolire altre leggi per togliersi dall’imbarazzo di giudicare fatti talmente complessi da essere irrisolvibili? O potrebbe depenalizzare reati “veri”?

Così, dopo dieci anni di battaglie legali e legislative con forti interessi politici ed ECONOMICI l’Italia si è portata “avanti” con la fecondazione eterologa.

Con grave senso di pietà qualcuno più arguto sul tema ha invocato il diritto dei figli come più importante del diritto dei genitori ma solo per difendere proprio il diritto alla fecondazione eterologa e NON per il caso in questione.
Sicuramente i figli hanno diritto ad avere una famiglia, un padre ed una madre, che li accolgano responsabilmente e li sappiano educare alla vita, ciascuno di noi ha in mente un modello ma niente e nessuno sono riusciti a formalizzare i criteri secondo i quali si possa diventare genitori, se non per i casi di adozioni o affidamenti ed anche lì con controversie aperte a tutt’oggi.

Eppure, la situazione di bambini di cui non si sa attribuire la genitorialità NON è affatto nuova nella storia dell’umanità: Salomone, per primo, ebbe a giudicare (1 Re 3:16-28) un caso molto difficile di due donne che reclamavano la maternità di un bambino.

Entrambe ebbero un figlio, ma l’uno morì e l’altro no e colei che lo perse s’ingelosì dell’altra. Con uno stratagemma, Salomone fece uscire allo scoperto l’autentica natura del genitore. La genitorialità, quindi, non fu giudicata in base al diritto alla “proprietà”, ma in base all’amore autentico per il figlio.

Si potrà obbiettare che nella circostanza appena avvenuta a Roma non ci sono figli morti, ma ne siamo proprio sicuri? Ora è evidente che se di SCAMBIO si tratta, per ammissione dei medici, vuol dire che l’altra coppia ha ricevuto embrioni che NON hanno attecchito, cioè che sono morti, altrimenti avrebbero offerto a loro volta la loro gravidanza come merce di scambio, per avere indietro il prodotto dei loro geni.

Ma cosa sono gli embrioni se non creature viventi? Perché si scaldano tanto per possedere proprio quei DUE, se ALTRI nelle procedure ne sono stati “scartati”?

Se sono vivi gli uni, lo erano anche gli altri.

E se sono vivi OGGI, potrebbero essere abortiti domani.

Il caso è REALE, perché la stessa famiglia che ne rivendica la proprietà, ha scoperto che NON sono geneticamente compatibili perché ha eseguito un test del DNA per “evitare” gravi malformazioni. Ma come le si evitano al nascituro se non abortendolo?

La FIVET, come le altre procedure, possiede una bassa probabilità di successo nell’impianto degli “embrioni” nell’utero e pure successivamente la possibilità di un aborto spontaneo resta forte. Oltre a ciò, vi sono i rischi di malformazioni e di errori genetici (credo che a nessuna cellula “faccia piacere” la crioconservazione di prassi nella preparazione degli embrioni).

Per questo, normalmente, servono embrioni in soprannumero, che vengono impiantati o persi, per garantire un successo agli sforzi intrapresi dalle coppie bisognose.

Dunque, per realizzare il sogno di genitorialità, quanti bambini devono morire?

Ricordiamoci che i figli sono (Salmo 127) un dono del Dio che ci costa tanto riconoscere quale della Autore della vita e Creatore di tutto ciò che siamo, quale Santo ed unico Giusto, unica risposta ad ogni nostro intimo bisogno.