Guarda nel tuo armadio, cerca i tuoi capi di abbigliamento preferiti e poi osserva le etichette delle magliette, pantaloni, maglioni, scarpe, cappelli e zaini. Quasi tutti i Paesi produttori sono concentrati nell' area del sud est asiatico, in particolare il settore calzaturiero.Perché mai tutte le grandi marche trovano vantaggioso lavorare in quegli stati così lontani?
Facciamo un passo indietro e vediamo di seguire il viaggio di una pianta: il cotone.
Il cotone fiorisce, si apre la sua capsula, viene raccolto e sgranato. Dopodiché c'è la selezione e la pulitura, la preparazione della fibra, la filatura, torcitura, imbozzinatura, tessitura ed immagliatura. È in quest' ultima fase che può avvenire la trasformazione in capi di abbigliamento. Il prodotto grezzo ottenuto può essere tinto o stampato con motivi e decorazioni varie, su richiesta; quindi c'è il processo di finissaggio, cioè di rifinitura, che prepara i capi per essere inviati agli ingrossi. Dai distributori vengono poi spediti nei negozi di tutto il mondo, come ultimo approdo, per la vendita fisica oppure on line. I Paesi dove crescono le piantagioni di cotone (es. Cina e Pakistan) sfruttano il lavoro minorile e convengono salari da fame per la sua produzione. Le piccole mani dei bambini infatti sono molto apprezzate per alcune mansioni. Le grandi aziende e i grandi brand internazionali, che ricevono il prodotto finito, per la vendita, hanno invece un notevole profitto.
Ecco l'importanza della creazione di un commercio equo e solidale, etico, in contrapposizione a quello delle multinazionali, che permette di lavorare materia prima di buona qualità, senza che ci sia una speculazione ma con giuste garanzie, oltre ad avere un occhio di riguardo per l'ambiente.