Scienza e società
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Molti di noi conoscono una famosa canzone di Angelo Branduardi, in cui si narra la storia di un topolino, comprato ad una fiera.

Dopo che il topo viene mangiato, occorre spiegare quale fine farà il gatto; si innesca dunque una catena di eventi, per spiegare la fine di tutto, giungendo infine ad invocare l’intervento divino in qualità di prima causa.

Questa filastrocca rappresenta bene il bisogno che viviamo fin dall'infanzia di risalire dagli eventi quotidiani alle loro cause. Ciò vale anche per la curiosità per le origini dell’universo.

Secondo i sostenitori dell’ipotesi del big-bang, all’inizio della storia dell’universo ci sarebbe stata un’esplosione di materia ed energia che si sarebbe espansa in tutte le direzioni.

Gli stessi non spiegano perché la materia (e l’energia) avrebbero dovuto trovarsi nello stesso punto, alla stessa ora (l’ora “zero”). Uno dei loro tanti problemi consiste nell’affermare che in tutta la storia dell’universo le leggi fisiche siano sempre state fisse, costanti (uniformitarismo).

Per spiegare come si siano distribuite le masse stellari ad oggi, i cosmologi introdussero un’altra ipotesi, mai dimostrata: che l’universo debba essere piatto. Ma per ottenere uno sviluppo del genere, il nucleo da cui scaturì tutta la massa avrebbe dovuto avere soltanto un particolare valore di densità all'ora “zero”. Nemmeno questo caso particolare piace a scienziati atei, che rabbrividiscono all’idea che vi si possa vedere la matita di un architetto dietro.

Chiesa Cristiana Brianza

 

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