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Si, Totò aveva detto bene in quei versi ricchi di ironia, aveva dipinto la morte come una livella, come quell’unico evento che ci rende tutti uguali davanti a lei. Il Marchese citato nella poesia e il netturbino, se nella vita hanno avuto percorsi davvero differenti e distinti, con la morte appianano la loro “differenziazione” sociale. Non è da tutti far sorridere parlando di temi seri, Totò ne è stato capace.

Forse tu hai paura della morte, forse tu sei uno di quelli che fa scongiuri quando si accenna a questa inevitabile fine, quando si tira in ballo “a livella”. Certo, tutti dobbiamo morire, ma se la morte è una livella sulle barriere sociali, sulle distanze che abbiamo costruito da vivi, non è però certo anche una livella spirituale. Per chi crede in Gesù c’è una Vita ad attenderci dopo, c’è un disegno divino che si realizzerà, un piano d’amore che troverà l’apice proprio con questo passaggio.

“Nessuno è tornato indietro a dirci come stanno le cose!”, questa è la frase che spesso mi dicono le persone quando parlo loro della vera speranza che ci offre il Cristianesimo. Fai un calcolo delle probabilità: un 50 % a te che non credi e un 50% a me che mi fido di Gesù… e se avessi ragione io nel fidarmi del Risorto? Potresti trovarti in un serio guaio, pensaci!