Riflessioni sulla Bibbia
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GESÙ IN SAMARIA

Dopo aver celebrato la Pasqua a Gerusalemme, Gesù deve tornare in Galilea. Sarebbe stato più normale che Gesù avesse attraversato la Valle del Giordano, percorrendo così una strada più piana e senza il pericolo di incontrare i nemici samaritani; ma Giovanni ci dice: “Gesù doveva passare in Samaria.” I samaritani erano anch’essi ebrei come i giudei, ma da alcuni secoli erano religiosamente separati da questi ultimi che li ritenevano impuri perché si mescolavano ai pagani. L’incontro di Gesù con la samaritana ci mostra come questi si relazionasse con le persone, indipendentemente dalla loro origine, e come egli stesso apprendesse e si arricchisse parlando con gli altri.

 

IL POZZO

Gesù dunque giunge affaticato in Samaria e si siede vicino al pozzo dei patriarchi, il pozzo donato da Giacobbe ai suoi figli. Nella Bibbia il pozzo è sì fonte d’acqua per la vita dell’uomo, ma è anche simbolo della vita spirituale del credente. Secondo i rabbini del tempo di Gesù, il pozzo, con la sua acqua profonda, rappresenta la Parola di Dio, la Torah, la Legge. La radice ebraica della parola “pozzo”è la stessa del termine”conoscenza”. Il pozzo quindi è più che una semplice cisterna d’acqua. In questo brano però il pozzo si pone in contrapposizione alla fonte:il pozzo, come abbiamo detto, è sinonimo di legge; l’acqua del pozzo però è ferma, bisogna raggiungerla con i secchi, l’acqua viva della fonte invece sgorga fresca, va incontro a chi si avvicina.

 

L’INCONTRO

Gesù che siede vicino al pozzo si presenta come colui che ha pazienza, che rispetta i tempi dell’uomo: è accanto al pozzo ed aspetta che la donna venga ad attingere l’acqua, scegliendo per l’incontro un momento che appartiene alla sua quotidianità. Spesso corriamo il rischio di pensare che siamo noi a “darci da fare” per incontrare il Signore, in realtà è lui che si fa vicino a noi, si incarna nelle situazioni più strane per incontrarsi con l’uomo. L’incontro con Dio, quindi, lo svelarsi del suo progetto d’amore, deve assumere per ogni uomo sia la dimensione del dono (non ci è dovuto), che l’atteggiamento dell’ascolto (dobbiamo lasciar parlare Dio dentro di noi). Gesù dunque è in attesa vicino al pozzo, luogo d’incontro per eccellenza, ma è mezzogiorno e a quell’ora nessuno va ai pozzi perché è l’ora più calda e le famiglie sono riunite attorno alla tavola. Arriva però una donna della Samaria (senza nome perché La Samaritana: un incontro tra gli incontrirappresentante di un intero popolo) che viene ad attingere l’acqua a quest’ora insolita sicuramente a causa della sua esclusione dalla società dovuta al suo comportamento immorale: “aveva avuto cinque mariti…”. Gesù è solo perché i discepoli sono andati a prendere cibo in città e non ha una brocca per prendere l’acqua. Le regole non gli permettono di parlare con una donna e perdi più samaritana, e ovviamente neanche a lei è permesso parlare con un uomo perdi più straniero. Gesù però ha sete, una sete non solo d’acqua, ma soprattutto ha sete di salvare i peccatori ed avvia perciò un dialogo che porterà la donna a svelarsi, a portare alla luce ciò che in lei era nascosto, senza che lei venga mai offesa. La donna quindi sentendosi amata diventa credente, testimone e missionaria. Ma anche Gesù in questo dialogo si svela progressivamente: da sconosciuto a profeta e poi Messia.

 

IL DIALOGO

Gesù si rivolge alla donna dicendole: “Dammi da bere!”; si mette nella stessa condizione della donna: avere sete! Non si presenta come colui che dà, che porta, che aiuta, ma come colui che domanda. La sua domanda svela la sua vera autorità: la capacità di far crescere l’altro, di fargli posto, di renderlo vero soggetto. Autorità dunque non significa avere potere: ha vera autorità chi fa crescere l’altro, non chi esercita il potere. Chiede alla samaritana dell’acqua e l’accento della Galilea lo tradisce: è un giudeo! Chi le chiede da bere è un nemico, è uno che di solito si sente superiore a lei, donna straniera e immorale che da un giudeo può aspettarsi solo disprezzo. La donna a questo punto avrebbe potuto rifiutarsi di dargli l’acqua o avrebbe potuto dargliela e ritirarsi in buon ordine. Lei invece preferisce “attaccar bottone” e lo fa con una provocazione: “Come mai tu che sei giudeo chiedi da bere a me che sono una donna samaritana?” La donna sfida Gesù in un misto di stupore ed ironia; sentimenti comprensibili se si tiene conto del disprezzo tra i due popoli e del fatto che la donna considera l’uomo che ha davanti un giudeo tra tanti. Gesù perciò non la biasima, ma porta subito il dialogo sul vero terreno, mettendo al centro del discorso Dio e il mistero della sua persona: “Se tu conoscessi il dono di Dio e colui che ti dice: “dammi da bere”, tu stessa gliene avresti chiesto e lui ti avrebbe dato acqua viva Gesù inizia a svelare se stesso e il mistero dell’acqua viva: non è Lui che dovrebbe chiedere qualcosa, ma la donna, perché solo Lui è la sorgente che disseta. Sembra quasi che dica alla donna: “tu non sai chi sono io”, senza falsa modestia, ma anche senza sfondare la porta, avendo piuttosto chiaro quello che ha ricevuto e può dare. Egli vuole portare la donna a scoprire il suo vero bisogno, quello a cui solo Dio può rispondere: il bisogno dell’acqua viva. Gesù non umilia l’uomo manifestando apertamente la sua grandezza e potenza, ma si fa vicino ad ogni uomo condividendo i suoi stessi bisogni. Il paradosso di questo dialogo non sta tanto nel fatto che un giudeo chiede dell’acqua ad una samaritana, quanto nel fatto che sia Lui a chiedere, essendo proprio Lui il possessore della sorgente; è l’atteggiamento di un Dio-Padre che chiede un minimo di disponibilità ed apertura alla Sua Parola per poter dare in abbondanza. La donna comincia ad intuire che non ha davanti a se un giudeo qualunque. In realtà si trova La Samaritana: un incontro tra gli incontridi fronte un pozzo misterioso che contiene un’acqua che può saziare la sua profonda sete: è un dono esclusivo di Dio, è la conoscenza del mistero di Cristo, è il dono dello Spirito Santo.

 

GESÙ ACQUA VIVA

La samaritana, a questo punto, comincia a rendersi conto che nella sua vita c’è qualcosa di sbagliato, ma la sua risposta è ancora legata all’acqua materiale del pozzo: “Signore dammi di quest’acqua perché non abbia più sete!” Non riesce ancora ad intuire fino in fondo la novità di Gesù, ma, forse senza neanche rendersene conto, pone la domanda sull’origine dell’acqua viva: “Da dove prendi l’acqua viva?” Solo Gesù conosce la fonte dell’amore misterioso e gratuito di Dio e può rivelare ciò solo a chi ascolta nella fede. Quando poi la donna, continuando con le sue provocazioni, chiede a Gesù: “Sei tu più grande del nostro padre Giacobbe?”, gli da lo spunto per fare un nuovo passo avanti. Gesù le risponde spiegandole che se Giacobbe ha donato loro un pozzo dal quale poter attingere un’acqua che toglie la sete solo per breve tempo (il riferimento è chiaramente alla Torah), lui può donare una sorgente la cui acqua disseta per sempre; un’acqua che diventa, in chi la beve, nuova sorgente generatrice di vita eterna, capace di introdurre l’uomo nella vera vita. L’acqua viva di Gesù quindi è un’acqua spirituale; bere di quest’acqua significa accogliere il mistero di Gesù per diventare suo discepolo. La samaritana rappresenta ciascuno di noi che ancora oggi arriva al pozzo con la propria sete, i propri bisogni ed attende una risposta dal Signore. Ed anche oggi Gesù ci chiede: “Che tipo di sete, che tipo di amore c’è nel cuore di ognuno di noi? E soprattutto a quali pozzi beviamo ogni giorno, con quali acque vogliamo dissetarci?” Se scrutiamo nel nostro cuore scopriamo che forse c’è qualcosa che non va, che oltre al Signore ci sono altri signori che ci fanno vivere con un cuore diviso: il Vangelo ci invita a tagliare radicalmente con il compromesso per chiedere la felicità e la vita dello spirito solo a Cristo. Bevendo alla sorgente che è Cristo siamo chiamati noi stessi a diventare sorgente che dà acqua a quelli che ci stanno vicino, che incontriamo nel nostro quotidiano. Come Gesù però, anche noi, quando vogliamo annunciare Dio non dobbiamo farlo cercando di convincere l’altro del male e del peccato che è in lui, ma dobbiamo piuttosto mostrargli il dono di Dio, di Gesù acqua viva, dobbiamo farglielo conoscere fino a mettergli nostalgia di un’acqua che non possiede; fino a che l’altro, così come la samaritana, non ci dice: “Dammi da bere di quest’acqua”.

 

IL “SI”DELLA SAMARITANA

Ecco che la samaritana comincia a superare il livello materiale dell’acqua, comincia ad afferrare il dono di Gesù ed è pronta ad entrare nello sconfinato progetto di Dio. Si è avuto il giusto capovolgimento della situazione: non è più Gesù a chiedere, ma la samaritana. Inaspettatamente Gesù, a questo punto, compie una svolta impensata nel colloquio: dimostra alla donna di conoscere la sua situazione: “Vai a chiamare tuo marito”. La samaritana, che si La Samaritana: un incontro tra gli incontrirende conto sempre più che quello che ha di fronte non è un qualsiasi giudeo, riconosce il suo passato di infedeltà: “Non ho marito”. La richiesta di Gesù è in realtà un invito fatto alla donna perché rinunci alla sua vecchia vita, per iniziare una vita nuova nella libertà dello spirito; nell’accoglienza dall’acqua viva donata da Gesù. La risposta della samaritana è il suo”si”alla proposta di Gesù. Per questo Gesù apprezza la sincerità d’animo della donna e nel prosieguo del dialogo le dimostra come la sua sia una situazione di vita molto triste e lontana da quella della vita eterna. Gesù si è completamente svelato alla donna è lei riconosce finalmente in Gesù un profeta, un inviato da Dio che può leggere nei segreti del cuore. Riconoscendo in quel giudeo un profeta, la donna lo interroga subito sul problema del culto, sul dove sia possibile incontrare ed adorare Dio: a Gerusalemme dove c’è il tempio, come sostengono i giudei, o sul monte Garizim, come invece affermano i samaritani. Gesù superando la secolare controversia tra i due popoli, fa alla donna una grande rivelazione: “E’ venuta l’ora in cui Dio non lo si incontra più a Gerusalemme, né sul monte Garizim, ma lo si incontra nello Spirito e nella Verità. L’autentico luogo della preghiera quindi deve essere quello di un culto spirituale, un’adorazione che si rivolge al Padre e si pratica nello spirito e nella verità di Cristo. Bisogna adorare Dio nel proprio corpo, dove il Padre, il Figlio e lo Spirito prendono dimora. La donna ora è in sintonia con Gesù: “So che deve venire il Messia e che quando verrà Lui ci farà capire ogni cosa”. Gesù le si svela nella sua verità di Messia e la donna passa dalla miseria alla salvezza. La samaritana quindi, da donna emarginata, immorale e straniera, alla fine dell’incontro con Gesù diventa donna di fede e testimone tra la sua gente; dimentica di dover prendere l’acqua, ma soprattutto dimentica la sua condizione. L’unica cosa che diventa importante per lei è quella di correre dalla sua gente e raccontare la sua esperienza, il suo incontro. Ma anche lei non impone alla sua gente un dogma; racconta i fatti che le sono accaduti e lascia loro questo interrogativo: “Che sia costui il Messia?” La gente potrà fare la propria scelta in tutta libertà.

 

CONCLUSIONE

Il Signore invita anche noi a sentire la fonte zampillante dello Spirito che è in ognuno di noi ed anche noi, come la donna seduta al pozzo, dobbiamo comprendere che solo Cristo placherà la nostra sete, ma solo se noi gli daremo spazio. Alla samaritana sono bastati dieci minuti in compagnia di Gesù ed un minimo di disponibilità perché la sua vita si trasformasse radicalmente.

Chiesa Cristiana Brianza

 

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