Riflessioni sulla Bibbia
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Nessuno storico extrabiblico accenna mai a questo personaggio, Baldassar. Quindi, se saremo così frettolosi e poco ortodossi, potremmo sospettare che la Bibbia possa contenere incongruenze storiche. E' un po' presto per arrivare con così pochi elementi ad una conclusione azzardata e poco seria, non credete? Berosso , sacerdote, astronomo e astrologo babilonese vissuto tra il IV e il III secolo aC, celebre per aver composto in greco la Babyloniaká, ovvero la Storia di Babilonia, citata negli scritti dello storico giudeo Giuseppe Flavio, ci fa arrivare la seguente successione di re di Babilonia: Nabucodonosor (citato nelle Scritture), Evil-Marudack (l'Evil-Merodac delle Scritture, 2 Re 25:27;Geremia 52:31), Neriglissar (Geremia 39:3,13), Laborosoarchad, Nabonide e Ciro. Lo storico greco Tolomeo riporta la medesima successione con nomi leggermente diversi; in ogni modo, Baldassar non compare in nessuno dei due elenchi.

In seguito, sorse il sospetto ai critici razionalisti che Daniele non fosse stato presente a ciò che affermava e che forse il suo libro avesse una data più tarda di quello di Berosso. Già... i soliti sospetti che vogliono screditare l'attendibilità della Bibbia...senza riuscirci, aggiungo io! Come poteva Berosso aver sbagliato? E come mai storici quali Erodoto, Senofonte, non fanno alcun cenno a questo presunto monarca? Ma io voglio invertire la domanda: perchè la Bibbia è meno attendibile dei resoconti di Berosso, Tolomeo, ecc.? Questi uomini sono infallibili? Sono sempre stati testimoni oculari? O riportano anch'essi spesso ciò che hanno potuto raccogliere con informazioni non sempre documentate, accontentandosi a volte di riferimenti tramandati oralmente o di tradizioni? 

Per capire di quali imperi stiamo parlando, siamo attorno al 560-530 a.C., puoi consultare questa cartina .Quindi, per capirci, il profeta Daniele nel capitolo 5 del suo libro avrebbe dovuto parlare di Nabonide e non di Baldassar, almeno questo dicevano i critici fino a quasi 130 anni fa. Quanto durò il Regno di Nabonide? Dalla storia sappiamo che dal 555 a.C al 553 Nabonide fu in Cilicia, in Siria e poi in Arabia dove ricostruì Teima , città nella quale soggiornò a lungo, come risulta nella lacunosa Cronaca di Nabonide, fino al 545 a.C. Questa, come puoi vedere qui, è una tavoletta cuneiforme che fu rinvenuta tra le rovine di un luogo vicino alla odierna Bagdad nel 1879. Il testo di questa tavoletta fu pubblicato per la prima volta da T.G. Pinches nel 1882 e successivamente fu ripubblicato da Sidney Smith nel suo libro Babylonian Historical Texts (Londra, 1924). Per dare al lettore un'idea di come questa tavoletta "fissi" la data della caduta di Babilonia, si riporta di seguito la parte che interessa nella traduzione di "Ancient Near East Texts" di James B. Pritchard, Princenton, New Jersey, 1950 p. 306: [anno diciassettesimo] ... Nel mese di Tashritu, quando Ciro attaccò l'esercito di Akkad a Opis, sul Tigri, la popolazione di Akkad si ribellò, ma egli (Nabonide) massacrò gli abitanti in tumulto. Il 15° giorno Sippar fu presa senza combattere, Nabonide fuggì. Il 16° giorno Gobryas (Ugbaru), governatore del Gutium, e le truppe di Ciro entrarono in Babilonia senza combattere. In seguito Nabonide fu catturato in Babilonia quando tornò (quivi).

La conferma data da Gesù agli scritti di Daniele era per i credenti una garanzia del tutto soddisfacente dell'autenticità del libro, ma la sua attendibilità appariva compromessa agli occhi dei critici: pur non mettendo in discussione la veridicità di Cristo, sussisteva il fatto che non un solo storico profano menzionava il personaggio Baldassar. Questa situazione perdurò sino a quando sir Henry Rawlinson decifrò alcuni cilindri in cui figuravano informazioni riguardanti appunto Nabonide (Kitto J., A Cyclopedia of Biblical Literature, vol. 1, pag. 333. Cfr. Fuller M. J., An essay on the authenticity of the book of Daniel, pag. 156.) Da queste affermazioni emerse chiaramente che Bil-shar-uzur (Baldassar) era figlio di Nabonide e che per un periodo fu coreggente nel regno (Rawlinson H, The historical evidences of the truth of the Scripture records, pag. 441 e segg. Cfr. anche  Horne H. T.,Compendious Introduction to the Study of the Bible, pag. 433-434)

Questa scoperta pose fine alla discordanza tra gli scritti di Berosso e quelli di Daniele: Nabonide era stato l'ultimo re di Babilonia che era fuggito dalla sua capitale per potersi successivamente arrendere, mentre Baldassar, rimasto a Babilonia in sua vece, perì quando la città cadde in mano persiana. Questo spiega anche perché Baldassar promise a chiunque avesse interpretato lo scritto sulla parete di diventare "terzo nel regno" (Daniele 5:7), essendo egli stesso secondo, dopo Nabonide suo padre. Inoltre, per quanto Baldassar non sia mai stato formalmente incoronato, gli storici greci Erodoto e Senofonte ci confermano che Babilonia fu presa dai Persiani mentre era in corso una festa religiosa, senza quasi che gli abitanti se ne rendessero conto. Proprio come racconta il capitolo 5 del libro di Daniele.( Cfr. Rawlinson H., History of Herodotus, Volume 1, pag. 431-432. ) e come ben riporta, se non bastasse, il reperto del  British Museum , il già citato cronache di Nabonide. 

Baldassar viene detto "figlio di Nabucodonosor" al verso 2 del cap. 5 di Daniele, mentre nelle cronache viene detto "figlio di Nabonide": messi insieme i dati forniti dai testi cuneiformi e da Erodoto (I, 185-186), si deduce che Nitocris, moglie di Nabonide padre di Baldassar, essendo probabilmente figlia di Nabucodonosor, Baldassar poteva dirsi figlio di costui (cfr. R.P. Dougherty, Nabonidus and Belshassar; a study of the closing events of the neo-babylonian Empire, New Haven 1929). Sempre grazie a questo reperto conservato a Londra troviamo: Diciassettesimo anno (539/538): Nabu passato da Borsippa per la processione di Bel [lacuna] Il re entrò nel tempio di Eturkalamma ; nel tempio fece una libagione di vino. Bêl uscì in processione. Si sono esibiti al festival del nuovo anno secondo il rituale completo [4 aprile] . Nel mese di [ ABU ?] Lugal-Marada e gli altri dèi della città Marad, Zabada e gli altri dèi di Kish, la dea Ninlil e gli altri dei del Hursagkalama visitato Babilonia. Fino alla fine del mese Ululu tutti gli dèi di Akkad(Babilonia)-quelli sopra e quelli di sotto-entrato Babilonia. Gli dei di Borsippa, Cutha e Sippar non sono entrati.

Nel mese di Tašrîtu (Ottobre) , quando Ciro attaccò l'esercito di Akkad a Opis sul Tigri, gli abitanti di Akkad si ribellarono, ma lui [Ciro] massacrò gli abitanti. Il quindicesimo giorno [12 ottobre] , Sippar  sequestrato senza battaglia. Nabonedo fuggito. Il sedicesimo giorno, Gobria [litt: Ugbaru] , il governatore di Gutium , e l'esercito di Ciro entrò Babilonia senza combattere. ...Nel mese di Arahsamna , il terzo giorno [29 ottobre] , Ciro entrò Babilonia, [ oggetti non identificati ] sono stati riempiti prima di lui - lo stato di pace è stato imposto alla città. Cyrus ha inviato un saluto a tutti Babilonia. Gobria, il suo governatore,  installato in Babilonia...Il re Ciro aveva conquistato Babilonia nel diciottesimo anno di Nabonide (556-539 a.C.), il quale, rifugiatosi a Borsippa, minacciato di assedio, si arrese. Ciro, per allontanarlo definitivamente da Babilonia, lo nominò governatore di Carmania (regione dell'antico Iran) dove morì (Smith S., Babylonian historical texts: relating to the capture and downfall of Babylon, pag. 35).

Che dire? Ecco allora che Babilonia viene presa la notte descritta da Daniele, mentre regna Baldassar e Nabonide è fuggiasco. Quadra tutto, niente è fuori posto, la Bibbia aveva perfettamente ragione! Come mai ancora in rete troviamo citazioni fuorvianti che parlano di scambio di persone e di errori di Daniele? Ancora a Londra, al British Museum, sul cilindro di Ciro sono riportate nelle linee 1-19 le azioni “incorrette” di Nabonide, l’ultimo re di babilonia, ed indirettamente si fa riferimento a suo figlio Belshazzar. 

I critici della Bibbia dicono che Daniele ha confuso Dario il Medo con Dario I il persiano. E figurati!  Ciò è errato in quanto: 

  1. Dario I, figlio di Istape, non poteva essere chiamato il Medo in quanto tutti ben sapevano che era un discendente dell’antica linea regale persiana.
  2. Dario I non poteva avere assunto il potere a Babilonia all’età di sessantadue anni, come viene detto nel testo, perché era noto a tutti che cominciò a regnare abbastanza giovane.
  3. In Dan.9:1 vien detto che Dario, figlio di Assuero (re), della stirpe dei Medi, fu costituito re sopra tutto il regno dei Caldei. Il termine “fu costituito” (in aramaico homlàk) lascia intendere che egli abbia ricevuto il titolo di re del regno dei Caldei da un autorità più elevata di lui, quindi da Ciro.

Questo si accorda bene con l’ipotesi che egli possa essere stato fatto vicerè di Babilonia da Ciro il Grande, il quale lo aveva nominato governatore di Babilonia, e gli aveva permesso di portare il nome di re, come era già avvenuto nel caso di Baldassar, costituito re di Babilonia dal padre Nabonedo.I critici tuttavia obiettano che un semplice vicerè non poteva avere l’autorità da emettere un decreto che si estendeva a tutti gli abitanti della terra, come viene detto in Dan. 6:25. Si deve però osservare che la parola aramaica (ARA’) e la corrispondente ebraica “ERES”, che significano “terra” non necessariamente indicano un vasto impero ma possono indicare semplicemente un territorio o una contrada ben delimitata.   Quindi il decreto di Dario il Medo valeva soltanto nel territorio o nella contrada in cui era stato costituito governatore da Ciro il Grande.   Inoltre essendoci l’usanza da parte dei re di Babilonia fin dai tempi di Hammurabi di farsi chiamare “re di tutto l’universo” (letterale “re di tutti”), può darsi che anche Dario il Medo abbia semplicemente seguito l’antico costume che usava un termine implicante il dominio universale, pur non avendolo in realtà.   Si trattava semplicemente di una frase che faceva ormai parte dell’antico protocollo regale, ma che negli anni successivi perse il suo significato originario.

J.C. Whitcomb nel suo studio "Darius the Mede” del 1959 ha raccolto tutte le antiche iscrizioni riguardanti Ugbaru, Gubaru e Gaubaruva, che si trovavano nella Cronaca di Nabonide, nei testi del Contenau, nei testi di Tremayne e nella iscrizione di Behistum. Ha messo a confronti tutte queste iscrizioni e, con un paziente lavoro di comparazione e di eliminazione, ha dimostrato che Ugbaru( o Gobria) e Gubaru non sono lo stesso personaggio, il cui nome veniva pronunciato in maniera diversa, ma si trattava di due personaggi  ben distinti fra loro. L'idea che si trattasse sempre dello stesso personaggio, pronunciato in maniera diversa dai vari scrittori antichi, aveva provocato negli studiosi molta confusione inducendoli a respingere l'identificazione fra tale personaggio e Dario il Medo a causa delle notevoli differenze riscontrate nelle loro storie. In realtà Ugbaru fu un vecchio generale che divenne governatore di Gutium; fu lui a causare la conquista di Babilonia deviando le acque dell'Eufrate in un canale artificiale. Ma secondo i testi cuneiformi egli visse soltanto poche settimane dopo la sua vittoriosa impresa morendo a causa di una malattia improvvisa. 

Sembra che dopo la sua morte un certo Gubaru sia stato stabilito governatore di Babilonia e di Ebirnâri ("regione al di là del fiume") da parte del re Ciro il Grande. Egli è così chiamato nelle tavolette datate al quarto, sesto, settimo e ottavo anno del regno di Ciro (ossia 535, 533, 532 e 531 a.C.) e poi nel secondo, terzo, quarto e quinto anno di Cambise II (ossia 528, 527, 526 e 525 a.C.). Sembra che sia morto durante una rivolta e durante il regno di Dario I perché il 22 marzo del 520 a.C. il nuovo governatore di Babilonia risulta essere un certo Ushtani. W.F. Albright in The Date and Personality of the Chronicler (journal of Biblical Literature  vol.40,p.11, n.2) asserisce che il nome Dario, persiano Darayavahush, era un titolo onorifico simile al nostro Cesare o Augusto al tempo dell’impero romano.   Nel persiano medievale (Zend) troviamo la parola dara con il senso di re. Quindi questo Gubaru è stato evidentemente chiamato col titolo onorifico Darayavahush. 

Altra strana obiezione che trovate anche in rete, di alcuni presunti critici, è che la divisione del regno in satrapie spetta a Dario I, figlio di Istaspe. Pongo una seria domanda. Come mai  dal frammento delle Cronache di Nabonide abbiamo appurato che, nel descrivere la caduta di Babilonia, si cita che Ugbaru "governatore di Gutium e l'esercito di Ciro entrarono a Babilonia senza combattere"; poi, dopo aver descritto l'ingresso di Ciro in città avvenuto 17 giorni più tardi, l'iscrizione afferma inoltre che Gubaru, "il suo governatore, insediò dei governatori in Babilonia", la stessa cosa che viene detta di Dario il Medo nel testo biblico ?(Dan 6:1,2) Quindi perchè sostenere inutilmente, andando contro la storia stessa, che per avere una suddivisione e reggenza con satrapi bisogna aspettare l'avvento di Dario I, qualche anno dopo la caduta di Babilonia ad opera di Ciro? 

Quindi, possiamo accertare, invece, che Gubaru governava una regione che si estendeva per tutta la lunghezza della Mezzaluna Fertile, più o meno i vecchi territori del precedente impero babilonese. Va ricordato che di Dario il Medo viene detto che "era stato costituito" (quindi messo al potere da qualcun altro, il che fa pensare che fosse un governatore, come questo Gubaru) "re sul regno dei Caldei" (Dan 5:31), ma non "re di Persia" come invece viene definito Ciro (Dan 10:1).  Quindi, Dario il Medo  in realtà è stato un viceré che governava sul regno dei Caldei, ma subordinato a Ciro, il supremo monarca dell'impero persiano. A sostegno di questa ipotesi viene osservato che, nei rapporti con i sudditi babilonesi, Ciro era "re di Babilonia, re delle nazioni", sostenendo in tal modo che l'antica dinastia di monarchi babilonesi rimaneva ininterrotta ed "egli lusingava la loro vanità, si assicurava la loro lealtà" dando il titolo formale di re al satrapo,  che rappresentava l'autorità sovrana dopo la partenza del re. 

Concludo: la Bibbia, pur non essendo un testo prettamente storico, non contiene citazioni poco esatte o approssimative, ma al contrario è stata scritta da uomini illuminati da Dio, testimoni oculari degli eventi storici della loro epoca, ma soprattutto testimoni di un rapporto di fede col loro Dio che si rivela all'uomo. A noi ha lasciato le Scritture per mostrarci il suo piano di redenzione e per rivelarsi pienamente. Beffeggiarsi di esse, e screditarle con pregiudizio, ci allontanerà sempre più dalla Verità.

“Chi ascolta la mia Parola e crede a Colui che mi ha mandato ha vita eterna” - Gesù (Vangelo di Giovanni cap 5:24) anche Giovanni è stato un testimone oculare!

 

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